03/09/2019

Paglaum, che vuol dire “speranza”

Era l’estate del 2016 quando, sull’isola di Cebu, arcipelago delle Filippine, vide la luce il primo workshop estivo di storytelling audiovisivo intitolato “Transformative Storytelling in Motion Picture”, ad opera della Fondazione Bukas Palad di Cebu (BPCFI). Erano dieci i giovani coinvolti (tra i 14 e i 20 anni), tutti adolescenti provenienti da situazioni di fragilità sociale.
«All'inizio» racconta uno di loro «pensavo che il laboratorio di produzione cinematografica insegnasse solo cinematografia, ma ora mi rendo conto che ho imparato tanto anche sulla vita e la realtà». Durante il corso, infatti, si imparava ad ascoltare sé stessi e anche gli altri, ad aprirsi, ad accettare la propria condizione di vita e la propria storia.



«Il mio obiettivo,» spiega il promotore, Aurelio M.R. Rodriguez, dello staff di BPCFI «era quello di fornire ai partecipanti delle abilità cinematografiche che permettessero loro di uscire dal guscio e di esprimersi attraverso questa forma d'arte. Un obiettivo abbastanza semplice. Non ero preparato all'impatto che un simile workshop poteva avere sulla vita di quei 10 bambini. Concretamente, ha permesso loro di guardare alla propria storia, alla propria vita, sotto una luce nuova: non solo come sfida da superare ma anche come dono da condividere. Si sono resi conto che insieme potevano sublimare la loro realtà difficile e dolorosa in arte, e ispirare speranza e trasformazione anche negli altri, nel pubblico».

Tra le impressioni di fine corso, un partecipante ha detto: «Seguire il seminario è stato un dono per la mia vita. Ha aperto la mia mente ad un nuovo modo di guardare alla vita delle persone, indipendente da etichette legate allo status, all’età, al sesso o alla capacità di comprensione, non importa nulla, se non la storia della persona. La cinematografia mi ha plasmato per diventare uno strumento capace di rendere giustizia di ogni esistenza. Onestamente, sarebbe stato difficile senza l'aiuto del resto del team».

Così, da questa avventura, è nato prima un documentario basato sulle storie dei partecipanti e poi, addirittura, una casa di produzione: la PAGLAUM, che in filippino significa “speranza”.
Ryan Quejada, primo regista di Paglaum, la descrive così su Facebook: «Siamo un gruppo di giovani adolescenti, provenienti da diversi contesti socio-economici che sognano di poter dare il proprio contributo per trasformare la società, partendo da noi stessi per aiutare gli altri, attraverso le storie che produciamo. Storie che racconteremo attraverso i nostri film, diretti, girati e montati interamente da noi».



Al primo corso estivo, ne sono seguiti altri, con decine e decine di partecipanti. Durante l’ultimo, i primi 10 giovani pionieri di Paglaum hanno fatto da assistenti ai formatori, offrendo la loro esperienza ai nuovi studenti.
 
Ad oggi, il team di PAGLAUM ha prodotto 5 brevi documentari per 3 organizzazioni no-profit di Cebu e ne ha in cantiere altri due: uno per Caritas e un altro per “Sistemang Pilipino”, un'organizzazione no-profit, che si dedica all’educazione musicale dei bambini filippini, ispirandosi a "El Sistema", il modello didattico iniziato in Venezuela dal maestro José Antonio Abreu. Inoltre, il loro breve documentario “BUNGA”, che racconta la storia degli agricoltori del mercato di Cebu ha toccato molti cuori per la loro capacità di immedesimazione e narrazione.

«In effetti,» conclude Aurelio M.R. Rodriguez «i bambini di PAGLAUM sono cresciuti non solo singolarmente ma anche come squadra. Hanno imparato il valore del lavoro di gruppo e come donarsi alla comunità. Speriamo che questo modo di pensare e di agire continui a diffondersi e a toccare tante altre esistenze».